Ipnosi e ipnosi regressiva

Ipnosi e ipnosi regressiva

L’ipnosi è uno stato di coscienza modificato, cioè differente dallo stato di coscienza ordinario.

Molti studiosi hanno cercato di approfondire e di capire, sia a livello analitico che a livello mentale neurologico, gli effetti di questo cambiamento di coscienza.

Secondo Lapassade gli stati di coscienza modificati raggruppano un certo gruppo di esperienze durante le quali il soggetto ha l’impressione di avere un funzionamento abituale della sua coscienza diverso dallo stato di coscienza ordinaria e di vivere come in un altro contesto il suo rapporto con il mondo, con sé stesso, con il suo corpo e con la sua identità.

Secondo Milton Erickson l’Ipnosi rappresenta lo stato privilegiato di funzionamento, durante il quale il soggetto ha la possibilità di ristrutturarsi in maniera più soddisfacente. Quindi possiamo definire l’Ipnosi uno stato mentale indotto dall’operatore con la collaborazione del soggetto. Questo pensiero esperienziale appare come un sognare ad occhi aperti, un fantasticare, un immaginare, un congiungersi a realtà inconsce mentre ci si dissocia dal mondo reale e circostante, come un vedere e rivivere vecchi ricordi, come un regredire o un progredire d’età e così via.

Alcuni ricercatori, tra cui Ernest Rossi, affermano che, per effetto di un stress mentale il sistema limbico-ipotalamico trasforma il messaggio neuronale in un messaggio neuro-ormonale usando come mediatori i neuro peptidi, mediatori che agiscono con meccanismo a feedback sul sistema neuroendocrino, immunitario, e sulla modulazione dell’espressione genica: i geni a loro volta regolano attraverso la sintesi cellulare il metabolismo, la crescita, la sessualità, le risposte immunitarie alle malattie. Nel sistema immunitario e nel sistema neuroendocrino sono presenti gli stessi mediatori: il sistema nervoso e il sistema immunitario si informano reciprocamente. “Il sistema immunitario è una immagine a specchio del sistema nervoso in cui i linfociti possono essere considerati come un cervello mobile”. L’ipnosi è una variabile importante nell’avviamento di quel processo di comunicazione mente-corpo che è la “trasformazione dell’informazione”: questo porta alla trasformazione di un’energia in un’altra (transduction) e coinvolge il sistema psico-neuroendocrino e la espressione genica, il tutto a partenza del sistema limbico-ipotalamico (vedi fig. 1 e 2). In altri termini, alla luce di quanto detto, lo stato di coscienza ipnotico consente la modifica della comunicazione mente-corpo (mind-body healing), tanto più in quanto durante la trance ipnotica viene sollecitata l’attività dell’emisfero cerebrale destro, l’emisfero deputato al linguaggio analogico, alla creatività: la somministrazione di immagini simboliche durante lo stato di trance causa una profonda trasformazione della psiche, scioglie i condizionamenti del passato e crea nuovi sbocchi all’energia psichica, i simboli mettono in contatto mente e corpo riprogrammando l’assetto del sistema PNEI presente fino a quel momento e che può aver causato la patologia. Il simbolo, in altri termini, concentra l’energia psichica orientandola in una direzione positiva e orientando in tal senso anche l’energia somatica. Le immagini suggerite al paziente in stato di coscienza ipnotico vanno create per analogia secondo le funzioni dell’organo colpito. (tratto da “La medicina complementare nella pratica clinica” – L. Merati e B. Mantellini – Ed. Masson). L’inconscio lavora per simboli e questa affermazione, ampiamente documentata da Carl G. Jung, indirizza il lavoro degli psicoterapeuti che operano con l’ipnosi.

Nei miei lunghi anni di lavoro ho sperimentato nel rapporto con i pazienti, come il linguaggio simbolico ci apra la strada al loro linguaggio dell’anima che si esprime per metafore, per analogie, per esperienze di vite passate, per sogni, ma mai direttamente in un apparente e semplice dialogo vis a vis; che è sempre filtrato dalle resistenze del razionale. Che cos’è il simbolo. Parola derivante dal greco Symballein che significa: “mettere insieme”.

Nell’antica Grecia era diffusa la consuetudine di tagliare in due un anello, una moneta o qualsiasi oggetto, e darne una metà ad un amico o a un ospite. Queste metà, conservate dall’una e dall’altra parte, di generazione in generazione, consentivano ai discendenti dei due amici di riconoscersi. Questo segno di riconoscimento si chiamava simbolo. Platone, riferendo il mito di “Zeus che, volendo castigare l’uomo senza distruggerlo, lo tagliò in due”, conclude che da allora “ciascuno di noi è il simbolo di un uomo” (Convito, 189-193), la metà che cerca l’altra metà, il simbolo corrispondente. (tratto da Psicologia – Umberto Galimberti – Garzanti Ed.).

Fondamentale, in questa tecnica, come nell’ipnosi regressiva delle vite passate, è il rapporto Terapeuta-paziente e l’interpretazione del vissuto e delle immagini simbolo che scaturiscono dalle sedute, che disegnano l’evolversi della Terapia, che è unica e personale, mai uguale ad un’altra, come unico è il paziente. La risoluzione delle problematiche del paziente è il rendersi conto che la sua vita è solo sua e solo sue sono le scelte che egli fa.