E.M.D.R.

E.M.D.R.

L'E.M.D.R. (Eye Movement Desensitilization and Reprocessing o desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è una tecnica improntata sulla stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali (tramite movimenti oculari, tamburellamenti, toni uditivi).

 

Com’è iniziata La tecnica EMDR

Un giorno dell’anno 1987 una psicologa americana, Francine Shapiro, passeggiando in un parco notò che alcuni pensieri disturbanti che la opprimevano erano improvvisamente spariti. Non solo. Quando questi stessi pensieri si ripresentavano, non avevano più la stessa carica emotiva sgradevole. Francine Shapiro descrive così quanto le accadde quel giorno. Un giorno, passeggiando in un parco, notai che alcuni pensieri inquietanti che avevo, erano improvvisamente spariti; notai inoltre che quando ritornavo con la mente a quei pensieri, essi non erano più disturbanti e presenti come prima. L’esperienza passata mi aveva insegnato che pensieri disturbanti hanno un determinato “ciclo”; tendono cioè a manifestarsi continuamente fino a quando coscientemente si fa qualcosa per fermarli o cambiarli. Ciò che mi colpì quel giorno fu che i miei pensieri disturbanti stavano sparendo e modificandosi senza sforzo cosciente. Notai che quando i pensieri disturbanti tornavano alla mente, i miei occhi cominciavano spontaneamente a muoversi avanti e indietro in una linea diagonale. Di nuovo i pensieri scomparvero, e quando li riportai alla mente la loro carica negativa si era notevolmente ridotta. A quel punto cominciai a eseguire movimenti oculari deliberatamente mentre mi concentravo su vari pensieri e ricordi disturbanti e mi accorsi che anche questi pensieri sparivano e perdevano la loro carica emotiva. Alcuni giorni dopo cominciai a provare questo metodo su altre persone. Come succede spesso in ambito scientifico, è l’integrazione casuale di un fenomeno naturale che pone le basi per la fase successiva, ovvero la ricerca scientifica. Gli studi su questa modalità di psicoterapia chiamata EMDR dalla stessa Francine Shapiro, hanno coinvolto innumerevoli psicoterapeuti, ricercatori della salute mentale e neurofisiologi, che possono oggi dichiararne l’efficacia nell’elaborazione delle esperienze traumatiche. (tratto da Traumi psicologici, ferite dell’anima – I. Fernandez, G. Maslovaric, M.V.Galvagni).

 

Che cosa significa trauma?

Parola greca che significa “ferita”, “lacerazione”. I traumi possono essere: Traumi maggiori o traumi minori. I traumi maggiori sono i più chiari: il soggetto si è trovato di fronte ad un evento potenzialmente mortale con pericolo di morte o gravi ferite, a una minaccia alla propria integrità fisica o a quella degli altri (vedi il naufragio nell’Isola del Giglio della nave della Costa Crociere). L’EMDR tratta, terapeuticamente, il ricordo traumatico che è stato immagazzinato in modo non funzionale che sta alla base di disturbi psicologici attuali del paziente. Queste esperienze traumatiche possono consistere in:

  • piccoli e grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo
  • eventi stressanti nell’ambito delle esperienze comuni (lutto, malattia cronica, perdite finanziarie, crisi coniugali, cambiamenti, situazione economica attuale)
  • eventi stressanti al di fuori delle esperienze umane consuete quali disastri naturali, terremoti, inondazioni, naufragi e disturbi provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, violenze)

“Ogni particolare memoria”, dicono Berliner e Briere (1999) “è un amalgama fra ciò che è stato codificato al momento dell’evento, le conoscenze di base all’interno delle quali l’evento è stato integrato, l’interpretazione del significato dell’informazione, l’adeguatezza delle strategie di recupero e il contesto del recupero”. Il principio basilare di questa tecnica è quindi recuperare il ricordo traumatico, che è alla base dei disturbi attuali. Il ricordo traumatico agisce come da calamita per eventi, avvenimenti, anche superficiali, che richiamano alla memoria per associazione un aspetto interpretativo del ricordo di base. 

Esempio: Attacco di panico (il paziente M. di 28 anni, dichiara di aver paura di andare in treno quando le porte si chiudono perché gli sembra di non avere vie di scampo …) apparentemente sembra banale, ma non è così il ricordo traumatico di base, cui siamo arrivati applicando l’EMDR (il paziente ha rielaborato questo ricordo, che era stato apparentemente dimenticato: Quando avevo 4 anni, sono stato chiuso nell’armadio, per castigo, al buio e pensavo che non ne sarei più uscito, che non avevo vie di fuga e sudavo, mi si stringeva la gola e mi sembrava di non riuscire a respirare… Esattamente come quando viaggia in treno che si sente impotente e con gli stessi sintomi. Dietro di questo, altri pensieri e ricordi disturbanti si associano e vengono pian piano elaborati. “Quindi è basilare: far concentrare il soggetto sul ricordo traumatico e sui pensieri e le emozioni a esso associati, mentre viene stimolato da movimenti oculari bilaterali” (Shapiro, 1989). Successivamente Shapiro formulò, in senso più generale, il principio di base dell’EMDR: “una componente centrale del metodo consiste nel dirigere l’attenzione dei pazienti su uno stimolo esterno mentre contemporaneamente si stanno concentrando su una ben identificata sorgente di disturbi emotivi” (Shapiro, 1995).

Altri aspetti importanti del metodo EMDR: Favoriamo l’esposizione al ricordo, più volte, che risulta così dosato, si desensibilizza e permette al paziente di avere un controllo nell’accesso ai pensieri disturbanti.
Sollecitiamo le sensazioni corporee e mettiamo ordine fra sensazioni e interpretazioni delle emozioni. Trasformiamo l’identificazione di autovalutazione negativa e cognizione negativa e sensazione corporea negativa legata al ricordo in informazioni correttive di una cognizione positiva. Si chiede al paziente, dopo ogni set, cosa succede, cosa cambia e “l’invito a limitarsi a – notare semplicemente ciò che accade – durante la rielaborazione dell’esperienza traumatica contrasta la tendenza a farsi coinvolgere sempre più dalla paura di aver paura” (Shapiro – 1991, 1995). Un altro aspetto importante è l’installazione “del posto al sicuro” prima di iniziare la tecnica. Il posto al sicuro aiuta il paziente a familiarizzare con la tecnica e fornisce altre informazioni utili al terapeuta. Anche in altre tecniche si creano dei posti sicuri, dove il paziente può fluttuare o cercare rifugio dentro di sé, in un ricordo positivo (tecniche di rilassamento, meditazione, ipnosi) o a recuperare caratteristiche positive: forza o controllo. Noi abbiamo dentro di noi, aiutati dalla potenza della nostra mente fantasmi, pericoli, soluzioni, posti sicuri, ricordi traumatici e ricordi piacevoli e sicuri. Questo ci porta a parlare della “resilienza” che in psicologia è la capacità di creare alleanza con le nostre parti sane, accettando di soffrire, senza perdere la speranza nel futuro. “Un esempio fra i tanti: lo psicanalista francese S.Tisseron (2003/2007), che ha un largo seguito di allievi in ambito sia psicoterapeutico che pedagogico attraverso una semplice metafora sottolinea che non ci si deve dimenticare che un granello di sabbia entrato tra le valve di un’ostrica, e da esso elaborato e nutrito lungo gli anni, può diventare una preziosa perla: ma lo stesso autore propone al contempo e al posto del termine resilienza l’espressione “lotta per la vita” al fine di sottolineare la fatica del divenire resilienti. Individuo resiliente è colui che ”ne ha passate tante”, eppure è ancora pronto ad andare avanti, con la propensione e la volontà di riprendersi dopo ogni evento traumatico, piccolo o grande che sia. Riassumendo, nelle situazioni difficili o traumatiche, un elemento che spinge verso l’elaborazione e integrazione dell’accaduto, è per l’individuo il riuscire ad attribuirgli un significato costruttivo per ciò che l’ha riguardato in tale circostanza. L’evento traumatico è veramente accaduto, la persona però riesce a riprendersi e a tornare, non alla vita che faceva prima, ma a una nuova vita, arricchita proprio dal superamento del dolore provocato dalla ferita.” (Da Traumi psicologici, ferite dell’anima – I,Fernasndez – G. Maslovaric – M.V.Galvagni). Un altro aspetto importante è l’installazione delle risorse. Dopo aver elaborato e permesso al ricordo traumatico di “allontanarsi dalla nostra mente” senza dimenticarlo, ma quindi archiviandolo come risolto e finito, possiamo pensare che ogni individuo ha quindi la capacità innata di trasformare le cognizioni negative in positive e di riorganizzarle per il futuro (esempi documentati nella pratica dell’EMDR). Tutti noi nel corso della nostra vita subiamo traumi maggiori e/o minori che mettono in discussione il nostro equilibrio, non sempre però sviluppiamo uno stress post-traumatico, ma rimaniamo solo disorganizzati per un po’ e poi ne capiamo il senso e passiamo oltre… In alcuni casi non è così, il tutto non avviene normalmente, qualcosa si blocca e “il ruolo dell’EMDR” è di fornire uno stimolo perché la mente faccia il suo naturale processo di guarigione. Il superare il trauma ci porta a capire che abbiamo attivato risorse nostre interne, che ora sappiamo di possedere e che possiamo utilizzare nel futuro e/o scoprirne altre che ci permetteranno di attivare quella “resilienza” facendo appello a tutte le nostre forze di adattabilità e di trasformazione positiva e attiva. Possiamo così identificare le risorse di “padronanza” necessarie per sfide attuali o impegnative (un esame da superare, un incontro importante che ci mette ansia). Abbiamo nella nostra mente esperienze, relazioni, immagini positive che possono aiutare a stabilire “uno scenario futuro” positivo, così come ci hanno aiutato a superare il blocco del ricordo traumatico… 

Finiamo con un altro esempio: L. di quarantadue anni, è venuta in terapia per gli attacchi di panico; con la tecnica dell’EMDR abbiamo collegato ed elaborato un grosso trauma infantile che faceva da calamita agli attuali attacchi di panico (ricordo-target, aveva tredici anni quando ha trovato la mamma impiccata in cantina). L. ha capito il senso del suo “cercare vie di fuga” continuamente, ha lasciato andare il ricordo traumatico, archiviandolo e ora sta identificando le sue risorse per le sue sfide attuali, dove lei non è più quella bimba di tredici anni, ma una donna di quarantadue anni, che ha preso per mano quella bimba, giustamente spaventata. Il trauma è diventato ora solo un ricordo tenero e compassionevole, che non le impedisce più di vivere.

 

Bibliografia:

  • Traumi psicologici ferite dell’anima – (I.Fernandez – G. Mslovaric – M.v. Galvagni)
  • Psicosomatica del dolore pelvico cronico femminile – (M. Puliatti)

Sito EMDR Italia: www.emdritalia.it